Calcolatore Dividend Discount Model (Modello di Gordon)

Calcola il valore intrinseco di un'azione con il modello di Gordon: dividendo diviso (rendimento richiesto − crescita). Per l'investimento in dividendi. Gratis.

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Quanto vale davvero un'azione che paga dividendi? Uno dei modi più classici per rispondere è il Dividend Discount Model (DDM), e in particolare la sua versione a crescita costante, il modello di Gordon. L'idea è elegante: il valore di un'azione è la somma di tutti i dividendi futuri che pagherà, scontati a oggi. Se si assume che i dividendi crescano a un tasso costante, questa somma infinita si condensa in una formula semplice. È uno strumento fondamentale per l'investimento in dividendi e la valutazione azionaria. Il calcolatore del Dividend Discount Model ti dà il valore intrinseco di un'azione a partire dal dividendo attuale, dal tasso di crescita atteso e dal rendimento richiesto, mostrandoti anche il rendimento da dividendo e la sensibilità del risultato.

Cos'è il Dividend Discount Model (modello di Gordon)

Il Dividend Discount Model valuta un'azione come il valore attuale di tutti i suoi dividendi futuri. La versione più usata, il modello di crescita di Gordon (Gordon Growth Model), assume che i dividendi crescano a un tasso costante per sempre. Sotto questa ipotesi, il valore intrinseco dell'azione è semplicemente il dividendo atteso il prossimo anno diviso la differenza tra il rendimento richiesto e il tasso di crescita. È una delle formule più celebri della finanza, usata per stimare quanto un'azione "dovrebbe" valere in base ai suoi fondamentali di dividendo, indipendentemente dal prezzo di mercato. Il modello si applica bene ad aziende mature e stabili che pagano dividendi crescenti in modo prevedibile — utility, beni di consumo, aziende consolidate — ed è un pilastro dell'analisi fondamentale orientata ai dividendi.

Come si calcola: la formula di Gordon

La formula è: valore intrinseco = dividendo atteso il prossimo anno / (rendimento richiesto − tasso di crescita). In sigla: P = D1 / (r − g), dove D1 = D0 × (1 + g), cioè il dividendo attuale cresciuto di un anno. Esempio: un'azione paga oggi un dividendo di 2 € (D0), che ci si aspetta cresca del 4% l'anno (g), e si richiede un rendimento del 9% (r). Il dividendo del prossimo anno è 2 × 1,04 = 2,08 € (D1). Il valore intrinseco è 2,08 / (0,09 − 0,04) = 2,08 / 0,05 = 41,60 €. Il calcolatore mostra il valore intrinseco, il dividendo atteso D1, il rendimento da dividendo al valore intrinseco (che equivale a r − g) e il multiplo prezzo/dividendo, oltre a una valutazione della sensibilità del risultato.

Il dividendo e la sua crescita

Il punto di partenza del modello è il dividendo. Il DDM distingue tra il dividendo attuale (D0), quello pagato di recente, e il dividendo atteso il prossimo anno (D1), che è D0 cresciuto del tasso di crescita: D1 = D0 × (1 + g). La formula di Gordon usa D1 al numeratore. Il tasso di crescita (g) è l'ipotesi più delicata: rappresenta di quanto ci si aspetta che il dividendo cresca ogni anno, per sempre. Si stima dalla storia dei dividendi dell'azienda, dalla crescita degli utili, o dalla formula "tasso di ritenzione × rendimento del capitale". Poiché il modello proietta questa crescita all'infinito, g deve essere una stima prudente e sostenibile: nessuna azienda può crescere più velocemente dell'economia per sempre. Una g troppo ottimistica gonfia enormemente il valore intrinseco.

Il rendimento richiesto (r)

Il rendimento richiesto (r) è il tasso di sconto: il rendimento che l'investitore pretende per detenere l'azione, dato il suo rischio. Rappresenta il costo-opportunità del capitale e il compenso per il rischio. Più alto è r, più basso è il valore intrinseco (i dividendi futuri valgono meno oggi). Da dove viene r? Tipicamente dal CAPM (Capital Asset Pricing Model): r = tasso privo di rischio + beta × premio per il rischio azionario. Il CAPM e il DDM si combinano naturalmente: il CAPM fornisce il rendimento richiesto in base al rischio del titolo, il DDM lo usa per scontare i dividendi e ottenere il valore. Una stima accurata di r è cruciale: insieme al tasso di crescita, determina il denominatore (r − g) da cui dipende tutto il risultato.

La condizione r > g: perché è fondamentale

Il modello di Gordon ha una condizione matematica imprescindibile: il rendimento richiesto deve essere maggiore del tasso di crescita (r > g). Se r fosse uguale o minore di g, il denominatore (r − g) diventerebbe zero o negativo, e la formula darebbe un valore infinito o senza senso. Questa non è solo una regola tecnica: riflette una realtà economica. Se un'azienda crescesse a un tasso pari o superiore al rendimento richiesto per sempre, il suo valore sarebbe infinito — cosa impossibile. Per questo il tasso di crescita di lungo periodo deve essere inferiore al rendimento richiesto, e in pratica non può superare la crescita dell'economia nel suo complesso. Il calcolatore verifica questa condizione: se inserisci un tasso di crescita maggiore o uguale al rendimento richiesto, segnala l'errore, perché il modello non è applicabile in quel caso.

Il valore intrinseco e il valore di mercato

Il DDM produce il valore intrinseco: quanto l'azione vale in base ai suoi fondamentali di dividendo, indipendentemente dal prezzo a cui è scambiata sul mercato. Il confronto tra valore intrinseco e prezzo di mercato è il cuore dell'analisi: se il valore intrinseco è maggiore del prezzo, l'azione è potenzialmente sottovalutata (un affare, secondo il modello); se è minore, potenzialmente sopravvalutata. Gli investitori value usano il DDM proprio per identificare azioni che il mercato prezza sotto il loro valore "vero". Attenzione però: il valore intrinseco è solo quanto buone sono le ipotesi. Se il mercato prezza l'azione diversamente dal DDM, potrebbe avere ragione il mercato (con informazioni migliori) o il modello (se il mercato è irrazionale). Il DDM è un input al giudizio, non un verdetto assoluto.

Rendimento da dividendo e crescita

C'è una relazione elegante nel modello di Gordon: il rendimento richiesto è la somma del rendimento da dividendo e del tasso di crescita. In formula: r = (D1/P) + g. Il rendimento totale che l'investitore ottiene si compone di due parti: il rendimento da dividendo (i dividendi incassati rispetto al prezzo) e la crescita del capitale (l'apprezzamento dovuto alla crescita dei dividendi). Al valore intrinseco, il rendimento da dividendo è esattamente r − g. Nell'esempio, con r 9% e g 4%, il rendimento da dividendo al valore intrinseco è 5%. Questa scomposizione aiuta a capire da dove viene il rendimento di un'azione a dividendo: parte da cedola, parte da crescita. Aziende ad alta crescita hanno rendimento da dividendo basso (gran parte del rendimento è crescita); aziende mature hanno rendimento da dividendo alto e crescita bassa.

Perché il modello è così sensibile alle ipotesi

Il modello di Gordon è potente ma estremamente sensibile alle ipotesi, per via del denominatore (r − g). Quando r e g sono vicini, il denominatore è piccolo, e piccole variazioni delle ipotesi producono enormi variazioni del valore. Esempio: con r 8% e g 7%, il denominatore è 1% e il valore è molto alto; se g scende al 6%, il denominatore raddoppia (2%) e il valore si dimezza. Un cambiamento di un solo punto percentuale nella crescita può cambiare il valore intrinseco del 50% o più. Questa sensibilità è il principale limite pratico del modello: rende i risultati fragili quando r − g è piccolo. Per questo è saggio usare ipotesi prudenti, testare più scenari (analisi di sensibilità) e diffidare di valori intrinseci molto alti derivanti da un margine r − g minimo. Il calcolatore segnala quando il margine è troppo stretto.

Valore intrinseco per crescita e rendimento

Ecco come cambia il valore intrinseco di un'azione con dividendo D0 di 2 €, al variare del tasso di crescita, con rendimento richiesto fisso al 9%:

Tasso di crescita (g)Margine (r − g)Valore intrinseco
2%7%29,14 €
4%5%41,60 €
6%3%70,67 €
7%2%107,00 €

Notare l'accelerazione: passando dal 2% al 7% di crescita, il valore quasi quadruplica, e l'ultimo punto (da 6% a 7%) da solo aggiunge più valore dei primi. È l'effetto del denominatore che si restringe: la sensibilità cresce man mano che g si avvicina a r.

Quando usare il DDM

Il DDM funziona meglio per aziende mature e stabili che pagano dividendi regolari e crescenti in modo prevedibile: utility, banche consolidate, beni di consumo, telecomunicazioni, aziende "aristocratiche del dividendo". In questi casi l'ipotesi di crescita costante è ragionevole e il modello dà stime sensate. Il DDM non funziona bene per aziende che non pagano dividendi (startup, molte tech in crescita), per aziende con dividendi irregolari o imprevedibili, o per aziende in rapida crescita dove l'ipotesi di crescita costante è irrealistica (in quei casi si usano modelli a più stadi o basati sui flussi di cassa). Prima di applicare il DDM, chiediti: questa azienda paga dividendi stabili e crescenti in modo prevedibile? Se sì, il modello è appropriato; se no, servono approcci diversi.

Il DDM a più stadi

La versione base di Gordon assume una crescita costante per sempre, il che è irrealistico per aziende in fase di crescita elevata. Per queste si usa il DDM a più stadi: si modella una prima fase di crescita alta (per un numero definito di anni) e poi una fase di crescita stabile e sostenibile (la crescita "terminale"), a cui si applica la formula di Gordon. Il valore totale è la somma dei dividendi attualizzati della fase di crescita alta più il valore terminale attualizzato. Questo approccio è più realistico per aziende che crescono velocemente ma rallenteranno con la maturità. Il calcolatore implementa il modello a stadio singolo (Gordon), il più diretto e usato per aziende stabili; per aziende ad alta crescita, considera che il valore andrebbe stimato con un modello a più stadi, applicando Gordon solo alla fase terminale.

DDM e CAPM: come si combinano

Il DDM e il CAPM sono complementari e spesso usati insieme. Il CAPM risponde alla domanda "quale rendimento devo richiedere per questo titolo, dato il suo rischio?" e fornisce r = tasso privo di rischio + beta × premio azionario. Il DDM risponde alla domanda "quanto vale questo titolo, dati i suoi dividendi e il rendimento richiesto?" e usa r come tasso di sconto. In pratica: prima calcoli r con il CAPM (in base al beta del titolo), poi lo inserisci nel DDM per ottenere il valore intrinseco. Un beta più alto (titolo più rischioso) alza r, che abbassa il valore intrinseco: coerentemente, un'azienda più rischiosa vale meno a parità di dividendi. Questa combinazione — CAPM per il rischio, DDM per la valutazione — è un pilastro dell'analisi fondamentale delle azioni a dividendo.

Il multiplo prezzo/dividendo

Il modello di Gordon implica un multiplo prezzo/dividendo: quante volte il dividendo l'azione dovrebbe valere. Dalla formula, questo multiplo è 1 / (r − g). Nell'esempio (r 9%, g 4%), il multiplo è 1 / 0,05 = 20: l'azione dovrebbe valere 20 volte il suo dividendo atteso. Questo multiplo è l'inverso del rendimento da dividendo (r − g): un rendimento da dividendo del 5% corrisponde a un multiplo di 20×. Quando r − g è piccolo (crescita vicina al rendimento), il multiplo esplode: con margine 1% il multiplo è 100×, con margine 0,5% è 200×. È lo stesso fenomeno della sensibilità visto prima, espresso come multiplo. Confrontare il multiplo implicito dal DDM con quello effettivo di mercato è un altro modo di giudicare se un'azione è cara o conveniente.

La sensibilità al margine r − g

Ecco come il margine (r − g) determina il multiplo prezzo/dividendo e la fragilità della stima:

Margine (r − g)Multiplo prezzo/dividendoSensibilità della stima
7%circa 14×Bassa, stima robusta
5%20×Moderata
3%circa 33×Alta, valore sensibile
1%100×Estrema, valore fragile

Più il margine è stretto, più alto è il multiplo e più fragile la stima. Valori intrinseci derivanti da margini molto piccoli vanno trattati con grande cautela: bastano piccole revisioni delle ipotesi per stravolgerli.

I limiti del modello

Il DDM di Gordon ha limiti importanti. Si applica solo alle aziende che pagano dividendi, escludendo gran parte del mercato (molte aziende non ne pagano). Assume una crescita costante per sempre, irrealistica per la maggior parte delle aziende. È estremamente sensibile alle ipotesi di r e g, come visto. Ignora i riacquisti di azioni (buyback), un modo alternativo di restituire capitale agli azionisti sempre più diffuso, che il modello basato sui soli dividendi non cattura. E dipende dalla qualità delle stime: g e r sono previsioni, non certezze. Nonostante ciò, il DDM resta uno strumento didattico e pratico prezioso per le aziende a dividendo stabile, e la sua logica (il valore come somma dei flussi futuri scontati) è alla base di tutta la valutazione. Va usato con giudizio, ipotesi prudenti e analisi di sensibilità, non come verità assoluta.

La scomposizione del rendimento

Il rendimento totale atteso da un'azione a dividendo, secondo il modello, si scompone così:

ComponenteFormulaCosa rappresenta
Rendimento da dividendoD1 / PLa cedola incassata rispetto al prezzo
Crescita del capitalegL'apprezzamento da crescita dei dividendi
Rendimento richiesto totale(D1/P) + g = rIl rendimento complessivo atteso

Questa scomposizione (r = rendimento da dividendo + crescita) è una delle intuizioni più utili del modello: mostra che il rendimento di un'azione a dividendo viene sia dalla cedola sia dalla crescita, e che le due componenti si compensano (alta crescita = basso rendimento da dividendo, e viceversa).

Come funziona il calcolatore

Inserisci il dividendo annuo attuale per azione (D0), il tasso di crescita atteso del dividendo (g) e il rendimento richiesto (r, tipicamente dal CAPM). Il calcolatore applica il modello di Gordon e ti dà il valore intrinseco dell'azione, il dividendo atteso il prossimo anno (D1), il rendimento da dividendo al valore intrinseco, il multiplo prezzo/dividendo implicito e una valutazione della sensibilità in base al margine r − g. Se inserisci un tasso di crescita maggiore o uguale al rendimento richiesto, il calcolatore segnala che il modello non è applicabile.

I dati che servono

Ti servono tre dati. Il dividendo annuo attuale per azione (D0): l'ultimo dividendo annuale pagato, dai dati dell'azienda. Il tasso di crescita atteso del dividendo (g): stimato dalla storia dei dividendi, dalla crescita degli utili o dalla formula ritenzione × rendimento del capitale — usa un valore prudente e sostenibile nel lungo periodo. Il rendimento richiesto (r): il tasso di sconto, spesso calcolato con il CAPM in base al rischio del titolo, oppure il rendimento che pretendi per quel livello di rischio. Ricorda che r deve essere maggiore di g. La qualità delle tue stime di g e r determina interamente l'affidabilità del valore intrinseco: piccole differenze contano molto, specialmente quando r e g sono vicini.

Errori comuni

  • Usare un tasso di crescita troppo alto o insostenibile, che gonfia enormemente il valore.
  • Inserire una crescita maggiore o uguale al rendimento richiesto (il modello non è applicabile).
  • Applicare il DDM a un'azienda che non paga dividendi stabili e crescenti.
  • Fidarsi di un valore intrinseco derivante da un margine r − g minimo, senza analisi di sensibilità.
  • Ignorare i riacquisti di azioni, che il modello basato sui soli dividendi non cattura.

Come usare il calcolatore

Calcola il valore intrinseco di un'azione a dividendo e confrontalo con il suo prezzo di mercato: se il valore intrinseco è più alto, l'azione è potenzialmente sottovalutata (secondo il modello); se più basso, potenzialmente cara. Fai sempre analisi di sensibilità: prova diversi tassi di crescita e rendimenti richiesti per vedere quanto il valore cambia, soprattutto se il margine r − g è stretto. Usa il rendimento richiesto dal CAPM per coerenza. Guarda il multiplo prezzo/dividendo per un confronto rapido. Ricorda che il modello si applica solo ad aziende con dividendi stabili e crescenti, che è molto sensibile alle ipotesi, e che il valore intrinseco è buono solo quanto le stime che inserisci. È uno strumento informativo di analisi finanziaria, non una consulenza né una raccomandazione di investimento.

Esempio pratico

Vuoi valutare un'azione di una utility che paga un dividendo annuo di 2 € per azione (D0), che ti aspetti cresca del 4% l'anno (g), e per cui richiedi un rendimento del 9% (r, coerente con il suo rischio secondo il CAPM). Il calcolo dà un dividendo atteso il prossimo anno di 2,08 € (D1), un valore intrinseco di 41,60 € (2,08 / 0,05), un rendimento da dividendo del 5% al valore intrinseco e un multiplo prezzo/dividendo di 20×. Verdetto: margine equilibrato, stima ragionevole. Se l'azione è quotata a 35 €, il modello suggerisce che è sottovalutata (vale 41,60 € secondo le tue ipotesi); se è a 55 €, sopravvalutata. Fai poi sensitivity analysis: se la crescita fosse del 5% invece del 4%, il valore salirebbe a 52,50 € — un cambiamento notevole da un solo punto, che mostra quanto contano le ipotesi. Inserisci i tuoi numeri. Il calcolo applica il modello di Gordon (crescita costante), che si basa su ipotesi semplificatrici e su parametri stimati e incerti (soprattutto il tasso di crescita e il rendimento richiesto). Il modello è molto sensibile alle ipotesi, si applica solo ad aziende con dividendi stabili e crescenti, ignora i riacquisti di azioni, e il valore intrinseco è una stima, non il prezzo "vero" né una previsione. È uno strumento informativo di analisi finanziaria, non una consulenza né una raccomandazione di investimento.

Domande frequenti

Cos'è il Dividend Discount Model (DDM)?

È un modello che valuta un'azione come il valore attuale di tutti i suoi dividendi futuri. La versione più usata, il modello di Gordon, assume una crescita costante dei dividendi e calcola il valore intrinseco come D1 / (r − g).

Come si calcola il valore intrinseco con Gordon?

Valore = dividendo atteso il prossimo anno / (rendimento richiesto − tasso di crescita), cioè P = D1/(r−g) con D1 = D0×(1+g). Con D0 2 €, g 4% e r 9%: D1 = 2,08 €, P = 2,08/0,05 = 41,60 €.

Perché r deve essere maggiore di g?

Perché il denominatore (r − g) deve essere positivo: se r ≤ g, la formula darebbe un valore infinito o negativo. Economicamente, un'azienda non può crescere più del rendimento richiesto per sempre. Il calcolatore segnala l'errore se g ≥ r.

Qual è la differenza tra D0 e D1?

D0 è il dividendo attuale (appena pagato), D1 è il dividendo atteso il prossimo anno: D1 = D0 × (1 + g). La formula di Gordon usa D1 al numeratore, quindi il calcolatore fa crescere D0 di un anno prima di dividerlo per (r − g).

Da dove viene il rendimento richiesto (r)?

Tipicamente dal CAPM: r = tasso privo di rischio + beta × premio per il rischio azionario. CAPM e DDM si combinano: il CAPM dà r in base al rischio del titolo, il DDM lo usa per scontare i dividendi e ottenere il valore.

Perché il modello è così sensibile?

Per il denominatore (r − g). Quando r e g sono vicini, il denominatore è piccolo e piccole variazioni delle ipotesi cambiano enormemente il valore: da g 6% a g 7% (con r 9%) il valore può quasi raddoppiare. Con margini piccoli, i risultati sono fragili.

Il valore intrinseco è il prezzo giusto?

No, è una stima in base ai fondamentali di dividendo secondo le tue ipotesi. Confrontalo col prezzo di mercato: intrinseco > prezzo suggerisce sottovalutazione, intrinseco < prezzo sopravvalutazione. Ma il modello vale solo quanto le ipotesi (g e r).

A quali aziende si applica il DDM?

Ad aziende mature e stabili con dividendi regolari e crescenti in modo prevedibile (utility, beni di consumo, banche consolidate). NON a chi non paga dividendi (startup, molte tech) o ha dividendi irregolari, dove servono modelli a più stadi o sui flussi di cassa.

Cos'è il modello a più stadi?

Una versione del DDM che modella una fase di crescita alta seguita da una crescita stabile (terminale), a cui si applica Gordon. È più realistico per aziende in forte crescita. Il calcolatore usa la versione a stadio singolo (Gordon), adatta ad aziende stabili.

Cos'è il multiplo prezzo/dividendo?

È quante volte il dividendo l'azione dovrebbe valere: 1/(r−g). Con r 9% e g 4%, il multiplo è 20×. È l'inverso del rendimento da dividendo. Con margini piccoli il multiplo esplode (margine 1% → 100×), segnalando fragilità.

Quali sono i limiti del DDM?

Si applica solo ad aziende con dividendi, assume crescita costante per sempre, è molto sensibile alle ipotesi, ignora i riacquisti di azioni (buyback), e dipende dalla qualità delle stime di g e r. Va usato con ipotesi prudenti e analisi di sensibilità.

È una raccomandazione di investimento?

No. Il DDM è uno strumento di stima del valore intrinseco basato su ipotesi semplificatrici e parametri incerti (g e r). Il valore è una stima, non il prezzo vero né una previsione. È uno strumento informativo di analisi finanziaria, non una consulenza né una raccomandazione.

Aggiornato a luglio 2026

Formula

Il modello di attualizzazione dei dividendi a crescita costante (modello di Gordon) calcola il valore intrinseco di un'azione come il dividendo atteso il prossimo anno diviso la differenza tra il rendimento richiesto e il tasso di crescita del dividendo. Il dividendo atteso il prossimo anno è il dividendo attuale moltiplicato per uno più il tasso di crescita. Il modello richiede che il rendimento richiesto sia maggiore del tasso di crescita, altrimenti la formula non è valida.

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